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domenica 14 maggio 2017

«Stefania, stai attenta, papà!». S.C. Sgroi

di Salvatore Claudio Sgroi *
Agli italofoni meridionali (dall'Abruzzo in giù), una espressione come quella nel titolo -- Stefania, stai attenta, papà!  -- detta dal papà alla figlia Stefania -- risulterà certamente nota se non familiare e con diversa vitalità.
Ma agli italofoni dell'Italia centrale e settentrionale può apparire strano che il padre invochi sé stesso per rivolgersi alla figlia. Eppure la frase più neutra, con il solo vocativo diretto Stefania, stai attenta!, è semanticamente più povera e "fredda" di quella col doppio vocativo, diretto e "inverso", o anche col solo vocativo" inverso": Stai attenta, papà!. Il valore è infatti a un tempo di superiorità ("one up") generazionale e di protezione. Parafrasabile come "stai attenta, ascolta papà!", ovvero "te lo dice il tuo papà!".
Il costrutto è stato ora oggetto di un'attenta analisi da parte di due giovani studiose: Rossella Iovino e Silvia Rossi Vocativi non vocativi. Il caso dei “vocativi inversi” tra semantica, pragmatica e sintassi, in Livelli di analisi e fenomeni di interfaccia". Atti del XLVII Congresso Internazionale della SLI (Bulzoni ed. 2016, pp. 95-107). E si presta a non poche osservazioni.
            Se la semantica del costrutto è chiara, se ne possono definire i limiti di applicabilità. L'allocuzione inversa è possibile con i termini di parentela: mamma, zio/zia, nonno/nonna, ecc., per es. Ascolta, mamm(in)a!; ascolta, nonn(in)a!. Con frasi non solo imperative, ma anche interrogative, per es. Che c'è, papà?, o assertive: Non mi piace proprio, papà!. Ma il costrutto è a-simmetrico. La figlia non potrebbe infatti dire al padre (Claudio): *Ascolta, figlia!. Il costrutto vocativo, es. "(o) Stefania!" con funzione appellativa è peraltro autonomo, a differenza di quello inverso sintatticamente non autonomo.
            Il costrutto nell'italiano regionale di Sicilia, può anche apparire nella forma articolata: Stai attenta, la mamma!. E al di fuori della Sicilia, nel napoletano, nel romanesco (per es. in film con A. Sordi) appare il costrutto preposizionale: Fai tutto bene, a-ppapà! (1993). Con egual valore , e parafrasabile con "Fai tutto bene, bello a-ppapà?".
            Nel dialetto siciliano, i parlanti secondo la diversa provenienza geografica, potranno constatare due tipi di forme, con l'articolo o con la preposizione articolata. Nelle zone più conservative della Sicilia, è in uso la forma con l'articolo, maschile Ascuta, (l)u papà e femminile Ascuta, (l)a mamma!. In altre zone più innovative, per es. nel Catanese, appare la forma con la preposizione articolata, maschile: Ascuta, ô papà! (lett.' al papà') e femminile Ascuta, â mamma! (lett. 'alla mamma').
            È interessante rilevare altresì che l'allocuzione inversa tra marito e moglie in Sicilia, aveva luogo quando i rapporti tra i coniugi potevano essere non paritari. Non più oggi. Le commedie dialettali di Nino Martoglio (1870-1921) sono al riguardo una preziosa testimonianza: Ess. del 1898 e 1906: Rosa, ô maritu, dammi ajutu tu (il marito parla a Rosa); Chi mi porti a mugghiredda? (dice Rosa al marito). O anche (1915) tra sorella (più grande) e fratello: E chi fai, sparri, a suruzza? (1915, dice Marastella al fratello).
Il costrutto ricorre anche nelle interazioni affettuose in posizione "one-up" con gli animali domestici, con termini di status come patrunedda 'padroncina': Ha pigghiatu u suli, a veru   â patrunedda? lett. 'hai preso il sole, vero, alla padroncina?' detto alla propria cagnolina dalla  proprietaria.
Quanto alla sua origine, è diffuso in non poche lingue del mondo, indoeuropee e non, spesso come fenomeno poligenetico: in rumeno, in arabo dialettale, ungherese, berbero, caucasico, bantu, ecc.

* Docente di linguistica generale presso l'Università degli Studi di Catania


Autore del volume

Il linguaggio di Papa Francesco. Analisi, creatività e norme grammaticali (Libreria Editrice Vaticana 2016)




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