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giovedì 18 maggio 2017

Dar del culo in terra (o sul lastrone)


I nostri gentili lettori ci perdoneranno se qualche volta sconfiniamo verso la volgarità potendo urtare la sensibilità di qualcuno, ma la lingua, amici, contiene anche delle "volgarità" e saremmo degli ipocriti se ignorassimo questo "stato di fatto", soprattutto per quanto attiene ai modi di dire - gli idiotismi - che sono, per dirla con Aldo Gabrielli, il sale e il pepe di una lingua. Vediamo, quindi,  il significato e l'origine di questa locuzione anche se - per la verità - non è piú "di moda" e, per tanto, poco conosciuta. Immaginiamo un dialogo tra padre e figlio. «Papà mi occorrono trecentocinquanta euro per la riparazione della motocicletta. Il meccanico, con il quale ho già preso accordi, non ha voluto ridurre la somma:  a suo dire mi ha fatto uno sconto "formidabile" e vuole il pagamento in contanti». Il padre, lí per lí, impallidí, poi si riprese e disse al figlio: «Ho paura che dovrai attendere un po', prima di far riparare la tua moto, ho dato il culo in terra, quindi...». Il figlio lo interruppe bruscamente: «Ma papà, che c'entra il culo con la moto?; lo so, sei scivolato e hai battuto il posteriore in terra, ma questo non significa che non mi possa dare i soldi che mi occorrono per la riparazione». «È proprio questo il problema, figliolo - ribatté il padre - non abbiamo una lira, anzi un euro; la nostra azienda è stata dichiarata fallita, siamo sul lastrico! Dopo tutti i soldi che ho speso per farti studiare - proseguí il padre - mi meraviglia il fatto che tu non conosca questa espressione, "dar del culo in terra", per dire, appunto, di non avere piú un soldo, anzi un euro; a scuola che cosa ti hanno insegnato?». Cercheremo, quindi, di sopperire alle "deficienze scolastiche" spiegando l'origine della locuzione. Per questo chiediamo "aiuto" a Giuseppe  Manuzzi: «Questo modo di dire proviene da quel costume, che fu tra i nostri antichi, di battere il culo de' falliti sopra un lastrone per isvergognarli». Giulio Rezasco aggiunge che «tale pubblica e strana punizione era inflitta anche a coloro che, per non pagare i debiti, rifiutavano l'eredità in passivo del padre».
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No! Non ci arrendiamo. Pubblicheremo sempre gli svarioni della stampa che continua a scrivere i prefissi "staccati" dalla parola che segue. L'argomento è trito e ritrito: i prefissi, tutti, si scrivono "appiccicati" al termine che segue. Quindi: megacausa. Prefisso non significa "fissato prima"?

Ancora:



1 commento:

sebastiano ha detto...

Caro dr. Raso,
continui pure la sua battaglia perché la stampa scriva in "lingua italiana". Il problema è che buona parte dei giornalisti non conoscono la lingua materna, che parlano e scrivono per pratica. Leggere un giornale, oggi, comporta uno "stress" non indifferente: occorre "decifrare" quanto scritto. Per non parlare dei giornali on-line: ripetizioni, punteggiatura sballata, verbi coniugati "a naso", periodi che non finiscono e chi più ne ha più ne metta.