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martedì 27 ottobre 2015

Il pànico e il paníco

Si presti attenzione al vocabolo in oggetto perché cambia di significato e di plurale secondo la posizione dell'accento. Quando questo cade sulla "a" (pànico) il termine assume l'accezione di paura, di terrore e nel plurale muta la "o" in "i": pànici; quando cade, invece, sulla "i" (paníco) il termine sta per "becchime per uccelli" e nella forma plurale prende la desinenza "-chi": paníchi. Stupisce il constatare che "Sapere"  (De Agostini) dia il plurale "-ci" per entrambi i termini, non facendo, quindi, distinzione alcuna disattendendo una regola grammaticale. Tale regola stabilisce che - in linea generale - i sostantivi in "-co" nella forma plurale mutano la desinenza "-co" in "-chi" se hanno l'accentazione piana, se l'accento tonico cade, cioè, sulla penultima sillaba; ed è il caso, appunto di paníco

lunedì 26 ottobre 2015

Un bemmione

Ecco un altro vocabolo che ci piacerebbe fosse "lemmato" nei vocabolari dell'uso: bemmione. Sostantivo maschile, usato in senso scherzoso, riferito a una persona di grande qualità e di altissimo grado, un personaggio importante, insomma. Sinonimo di maggiorente, primario e simili.

 

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Restare e rimanere – a voler essere pignoli i due verbi non si possono adoperare indifferentemente. Il primo indica “per poco tempo”, con l’accezione di avanzare: mi restano pochi spiccioli; il secondo, invece, indica “per un tempo più lungo”, con l’accezione primaria di dimorare: rimanemmo a casa tutto il giorno.

 

domenica 25 ottobre 2015

Fare (o essere) il gaglioffo

Ciò che avete appena letto non è propriamente un modo di dire; trattiamo l'espressione perché ci è stata richiesta  da un lettore che non vuole "comparire", anche con le sole iniziali, su questo portale.  Il nostro amico  desidera conoscere la provenienza linguistica del gaglioffo. Lo accontentiamo anche se non condividiamo la sua scelta. Se apriamo un qualsivoglia vocabolario possiamo leggere, alla voce in oggetto: «Di persona buona a nulla, goffa e ridicola in tutto ciò che fa» e, anticamente «mendico, pezzente, furfante, manigoldo». In origine, dunque, il vocabolo aveva l'accezione primaria di mendicante acquistando, attraverso vari passaggi semantici il significato odierno di "cialtrone", "buonannulla". Vediamo, assieme, questi passaggi. L'opinione comune corrente  ritiene il termine un incrocio di "gagliardo" e "goffo" (gagli-goffo). L'origine piú verosimile - a nostro avviso - è, invece, il francese "galli" e "offa", vale a dire il "tozzo del gallo", cioè del francese. Cosí era chiamata l'elemosina  ("offa") che si dava nei monasteri ai francesi che si recavano in pellegrinaggio a S. Iacopo di Galizia. Coloro che ne beneficiavano erano detti, quindi, "gaglioffi". Il vocabolo, con il passare del tempo, ha acquisito, per tanto, l'accezione di "mendicante", "pezzente"; poi, per degradazione semantica, ha finito con l'acquistare il significato di "poltrone", "balordo" e via dicendo fino ad arrivare all'accezione odierna di cialtrone, buonannulla.
Interessante, in proposito, quanto si legge nel Tommaseo-Bellini.

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La parola proposta è: ingubbiare. Chi ingubbia? Colui che mangia avidamente.

venerdì 23 ottobre 2015

L'olometro

La parola proposta oggi, da questo portale, e non attestata nei vocabolari dell'uso è: olometro. Apparecchio atto a misurare qualsivoglia cosa, in particolare l'altezza dei monti e la distanza dei corpi celesti. Leggiamo nel Tommaseo-Bellini: «S. m. La def. nell'es. [Cerq.] Bald. Vers. pros. 497. Abele Fullonio (D. C. 1559). gentiluomo francese, scrisse della fabbrica ed uso dell'olometro; così detto dall'esser atto a misurare tutte le cose. Gr. Ὅλος. [Cont.] Ceredi, Disc. idr. 48. Non ho mai voluto dare fede alle tante promesse d'Abel Fulone cameriere del re Francesco vecchio di Francia, fatte nel principio del trattato del suo ingegnosissimo Olometro; ove allega l'autorità del re istesso come testimonio di vista».

giovedì 22 ottobre 2015

Guardare: intransitivo?

Pregiatissimo dott. Raso,
 seguo il suo blog da qualche giorno avendolo "scoperto" per caso. Ho visto che risponde anche ai quesiti che le pongono i lettori. Ne approfitto, quindi, anch'io. Vorrei sapere se si può adoperare il verbo "guardare" seguito dalla preposizione "a" (semplice e articolata). Il suddetto verbo non è transitivo? Come può reggere, dunque, un complemento indiretto? Sento spesso, infatti, frasi tipo "occorre guardare al futuro con più ottimismo". È corretto questo tipo di proposizioni?
 Grazie e cordiali saluti.
 Lorenzo T.
 Ascoli Piceno

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Gentile Lorenzo, il verbo guardare può essere sia transitivo sia intransitivo. È intransitivo e si fa seguire dalla preposizione "a" quando sta per "badare", "prestare attenzione" e simili: guarda a dove metti i piedi. Per una risposta piú esaustiva "passo la parola" al vocabolario Treccani in rete. Clicchi qui.

mercoledì 21 ottobre 2015

Osservazioni linguistico-ortografiche (2)

Cotto e cociuto – entrambi i termini sono participi passati del verbo cuocere. Il primo si adopera in senso proprio: il risotto è cotto; il secondo si usa in senso figurato con l’accezione di indispettito e simili: la tua osservazione mi è cociuta (mi ha indispettito).




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Picnic - si scrive in grafia unita. Non pic-nicpic nic.


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Quotare - si sconsiglia l'uso di questo verbo nell'accezione di giudicare, stimare e simili. Diremo, quindi, che quel cantante è molto apprezzato, non quotato.

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Presenziare - verbo transitivo e intransitivo. La forma transitiva è preferibile: presenziare un convegno.

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Sinceri auguri - espressione ridicola (e ipocrita). L'aggiunta dell'aggettivo sinceri fa pensare che altre volte gli auguri non sono stati... sinceri. Gli auguri sono auguri. Punto.

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Legge in vigore - altra espressione ridicola. Spesso si legge (e si sente nei notiziari radiotelevisivi) che l'imputato è stato condannato "secondo la legge in vigore". Quale magistrato applica una legge non piú in vigore? Si dirà: l'imputato è stato condannato secondo quanto prevede la legge.

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Gala – sostantivo femminile; improprio usarlo nella forma maschile: tutta la nobiltà era presente alla grande gala. Errata la grafia con la seconda a accentata (galà).

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Omicidio - si legge e si sente dire, spesso, l'omicidio di Moro (e simili). L’espressione ci sembra impropria: l'ucciso non ha commesso l'omicidio (come ci farebbe pensare la preposizione "di"), lo ha "subìto". Si consiglia di omettere la preposizione di e scrivere: omicidio Moro (oppure l'assassinio di Moro).

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La parola proposta da questo portale la prendiamo dal Treccani: pascibietola.*

* In proposito ci sembra inverosimile che il Carducci abbia scritto filologhi e non filologi.

lunedì 19 ottobre 2015

«Divertimenti» ortografici (2)

Cortesi amici, qui potrete "scovare" altri errori d'ortografia, se siete interessati. È un testo, non singole parole come nell' "esercizio" proposto da questo portale.

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Il plurale di frutta? Le "frutta" o le "frutte", indifferentemente. "Frutti", invece, è il plurale di frutto, che è tutto ciò che si ricava coltivando la terra. Per estensione, con questo termine si indica anche - in senso figurato - il prodotto di una qualsiasi attività, fisica o intellettuale.


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Comfort o confort?

La qualità della foto è pessima, ma l'errore è molto chiaro! Proprio ieri mi trovavo in treno e mentre entravo in Stazione Centrale mi è caduto lo sguardo sul finestrino. Ho iniziato a pensare: "Sbaglio o si scrive comfort? Bho, magari mi sbaglio, non è possibile che abbiano cannato tutti gli adesivi dei treni...". Tornato a casa ho dato un'occhiata al dizionario online di Sapere.it che mi ha dato ragione. Confort non esiste e comfort invece si. Sono sbalordito!
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Entrambi i termini sono barbari, da evitare, per tanto, in uno scritto di buona lingua italiana. Si possono adoperare, comunque, indifferentemente: uno è di provenienza inglese, l'altro di provenienza francese.  Chi ha  "postato" la foto e il commento ha preso un abbaglio.
 

Sui due termini barbari si veda anche qui.

domenica 18 ottobre 2015

Osservazioni linguistico-ortografiche

Davanti – preposizione impropria, si costruisce regolarmente con la a: abito davanti a lui. Si sconsiglia l’impiego della preposizione unita direttamente al sostantivo: passavo davanti la casa; meglio davanti alla casa. La medesima "regola" vale per dinanzi.

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Gincana o gimcana - queste le grafie corrette, non gimkana, vocabolo ibrido non essendo né italiano né inglese. La grafia inglese è, infatti, gymkhana.

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Dappresso – si può scrivere anche in due parole: da presso. Mai con l’apostrofo (d’appresso).

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Bollo – voce dialettale per francobollo, da non adoperare: hai messo il bollo sulla cartolina? Nelle locuzioni la forma corretta è carta bollata o carta con bollo, non carta da bollo.

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Espletare – verbo da lasciare al linguaggio burocratico; diremo, correttamente, adempiere, finire e simili.

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Folclore – questa la grafia corretta, con la c, non con il k.


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Inciampare – si può coniugare tanto con il verbo avere quanto con il verbo essere, meglio con avere, però: ho (sono) inciampato sul marciapiede. Stessa "regola" per il verbo incespicare.

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La parola proposta da questo portale: sparabicco (andare a). Locuzione avverbiale non attestata nei vocabolari dell'uso e vale "andare a zonzo, alla ventura".

venerdì 16 ottobre 2015

La scapulimanzia



La parola proposta da questo portale: scapulimanzia. Si veda anche qui.

E quella segnalata da "unaparolaalgiorno.it": sinossi.

giovedì 15 ottobre 2015

Il prandipeta

Prandipeta! Chi è costui?, parafrasando il Manzoni. È la persona che, "per professione", scrocca i pranzi e le cene. L'origine è chiara, il latino "prandium" (pranzo) e il verbo "petere" (chiedere). Il vocabolo non è attestato nei vocabolari dell'uso, tuttavia si può "vedere" cliccando su questo collegamento.

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Guadagnare - il significato proprio di questo verbo - che nella prima persona plurale del presente indicativo e del presente congiuntivo deve mantenere la "i" della desinenza "-iamo" - è "conseguire un risultato economico in una determinata attività". È improprio, per tanto, il suo uso in frasi tipo "ho guadagnato 15.000 euro alla lotteria"; "ho guadagnato 1000 euro alle corse dei cavalli" e simili. In questi casi c'è un solo verbo che fa alla bisogna: vincere. Ho vinto 1000 euro alle corse. La lotteria e le corse non sono attività che ci consentono di... guadagnare.

 

mercoledì 14 ottobre 2015

Andare (o buttare) in vacca

La porta della stanza del rag. Spintoni si spalancò all'improvviso e comparve, infuriato, il dott. Biondoni, che rivolto verso il ragioniere esclamò: «Stia attento, Spintoni, la sto osservando  da diversi giorni, per non dire settimane, trascorre buona parte del tempo al telefono o risolve le parole incrociate invece di sbrigare le pratiche! È andato proprio in vacca. Ma, attenzione; posso chiedere il suo licenziamento e non ci saranno, mi creda, sindacalisti che potranno 'opporre resistenza'; quando si va in vacca si perde anche il diritto alla difesa d'ufficio». Spintoni  impallidí, le parole del Capo del Personale lo avevano intimorito; non riusciva a capire, però, che cosa intendesse dire il dr Biondoni con l' "andare in vacca". Glie lo spiegò un suo collega. Noi cercheremo di spiegarlo agli amici lettori che sentono per la prima volta questo modo di dire, di uso, per la verità, popolare. «Andare (o buttare) in vacca», dunque, si dice di una persona che all'improvviso diventa svogliata e pigra, che delude, insomma le nostre aspettative; si dice anche di un affare i cui esiti non sono quelli sperati.  E le vacche che cosa c'entrano? C'entrano perché cosí sono chiamati i bachi da seta che, ammalati, non fanno piú il bozzolo. Si dice, infatti, che i bachi da seta "vanno in vacca" quando si ammalano di giallume: si gonfiano (diventano "vacche") e non fanno piú il bozzolo. In senso metaforico, quindi, le persone che "vanno in vacca" non producono piú come prima o come ci si aspetterebbe.

martedì 13 ottobre 2015

Esplodere: il suo uso corretto

Due parole su un verbo che - a nostro modesto parere - molto spesso viene adoperato impropriamente, se non in modo errato: esplodere. Il significato "principe" del verbo, intransitivo, è "scoppiare", "deflagrare" e simili: la bomba è esplosa improvvisamente. Buona parte dei vocabolari  lo attestano anche come transitivo "calpestando" la natura intransitiva del verbo. Non ci sembra corretto, quindi,  dire - come si sente  nei vari notiziari radiotelevisivi - che «i malviventi, prima di allontanarsi, hanno esploso alcuni colpi di pistola».

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La parola proposta da "unaparolaalgiorno.it": lavativo.

lunedì 12 ottobre 2015

«Divertimenti» ortografici

Cortesi amici, spesso, nello scrivere, siamo assaliti da dubbi circa la corretta grafia di una parola. Mettetevi alla prova.  Stampate (o scrivetelo su un foglio) questo "articolo" e sottolineate le parole che ritenete scritte correttamente, poi confrontatele con quelle riportate in un buon vocabolario della lingua italiana.

Acchito, acchitto; anedottica, anneddotica, aneddotica; beneficieremo, beneficeremo; innocuo, innoquo; dapertutto, dappertutto; proficuo, profiquo; dintorno, d'intorno; perdipiú, perdippiú; aereoporto, aeroporto; pressapoco, press'a poco, pressappoco; davero, davvero; sigillo, siggillo; suggello, sugello; senonché, sennonché; colluttorio, collutorio; inflativo, inflattivo; scalfitura, scalfittura; glottologi, glottologhi; elementarità, elementarietà; scorazzare, scorrazzare; grattugia, grattuggia; scienza, scenza; deficente, deficiente; conoscenza, conoscienza; quisquilia, quisquiglia; sufficienza, sufficenza; zabaione, zabaglione; familiare, famigliare; accelleratore, acceleratore; ruggine, rugine; farraggine, farragine; ossequente, ossequiente; metereologia, meteorologia; abazzia, abbazia; uscere, usciere; ingegniere, ingegnere;  accecare, acciecare; acquerello, acquarello; sogniamo, sognamo; benedivo, benedicevo; chiacchiera, chiacchera; reboante, roboante; stagione, staggione; inicuo, iniquo; lentigginoso, lentiginoso; macchiavellico, machiavellico; liquerizia, liquirizia; un pò, un po'; entusiasto, entusiasta; tuttaltro, tutt'altro; evacuare, evaquare; sopratutto, soprattutto; promisquo, promiscuo; d'accordo, daccordo; pultroppo, purtroppo; propio, proprio; frammezzare, framezzare; intravedere, intravvedere; valigie, valige; tuttora, tutt'ora; qualora, qual'ora; senzaltro, senz'altro; tre, tré; barbarie, barbaria; agriturismo, agroturismo; cistercense, cisterciense; dinanzi, dinnanzi; disanguare, dissanguare; eclettico, ecclettico; esterefatto, esterrefatto; falcidia, falcidie; grigie, grige; interditore, interdittore; estorsore, estortore; libricino, libriccino; ogniuno, ognuno; oltreche, oltreché; oltrettutto, oltretutto; orfanatrofio, orfanotrofio; ovverosia, ovverossia; parentesi, parentisi;  parentato, parentado; pleura, pleure; prosieguo, proseguo; redarre, redigere; ufficietto, ufficetto;  ammennicolo, amennicolo, archiatra, archiatro; barricadiero, barricadero; bancherellista, bancarellista, bancarellaio; blú, blu; biricchino, birichino; cosidetto, cosiddetto; decina, diecina; dovizia, dovizie; disotterrare, dissotterrare; essicare, essiccare; autogrú, autogru; indagine, indaggine;  mirabilia, mirabiglia; pelouche, peluche; pullmino, pulmino;  strascici, strascichi; rammarici, rammarichi; disfando, disfacendo; esquimese, eschimese; suor'Angelica, suor Angelica; frà Peppino, fra' Peppino, fra Peppino; incosciente, incoscente; vergognia, vergogna; socetà, società; un altro, un'altro; accapponare, accaponare, acapponare; biglietto, billietto; all'unisono, all'unissono; tal'altro, talaltro; racattare, raccattare; quiescienza, quiescenza; magnificienza, magnificenza; immantinenti, immantinente; cabina, gabina; canocchiale, cannocchiale; intelleggibile, intellegibile, intelligibile, intelliggibile; leggibile, legibile.


Quante parole non avete "azzeccato"?

 

domenica 11 ottobre 2015

SuppleTTivo? Per carità, suppleTivo

Supplettivo sinonimo - Larapedia

www.larapedia.com/sinonimi_e.../supplettivo_sinonimi_e_contrari.html
Se vuoi trovare velocemente le pagine inerenti un determinato argomento come supplettivo utilizza il seguente motore di ricerca : ...

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Sarebbe opportuno che i responsabili del settore linguistico del sito "Larapedia.com" emendassero due strafalcioni che fanno bella mostra di sé perché inducono in errore gli utenti che lo consultano: SUPPLETTIVO e INERENTI UN.  Andiamo con ordine. Suppletivo si scrive con una sola "t" perché proviene dal latino "suppletum", participio passato del verbo "supplere".  Inerente è il participio presente, usato in funzione aggettivale, del verbo inerire e sta per "che è in relazione con", "che si riferisce", "che riguarda" e si costruisce con la preposizione "a" (semplice o articolata) come il verbo intransitivo da cui deriva (inerire, dal latino "inhaerere", 'essere collegato, attaccato').

 

sabato 10 ottobre 2015

Essere (o fare) l'oracolo

Questo modo di dire è particolarmente noto e adoperato a ogni piè sospinto dalle persone che - ironicamente - vogliono mettere in evidenza la presunzione di qualcuno: è l'oracolo! Si usa anche - e in questo caso senza ironia - in riferimento a una persona di grande autorevolezza:  ha parlato l'Oracolo. In questo caso - scrivendo - la "o" si mette maiuscola in segno di rispetto e di stima. Ma cos'è questo oracolo? È il latino "oracolum", dal verbo "orare" ('dare risposte'). Pur provenendo dal latino, però, l'oracolo era la tipica istituzione del mondo greco antico in quanto era il responso ('risposta') che una determinata divinità dava a chi l'interrogava.  Con il trascorrere del tempo, per estensione,  il vocabolo passò a indicare il luogo in cui venivano richiesti i "responsi",  la divinità stessa e la persona che faceva da mediatrice (oggi diremmo il "medium") tra il petente e la divinità "traducendo" le parole, generalmente oscure. Gli Oracoli, intesi come mediatori e, quindi, come sacerdoti erano, il piú delle volte, donne, chiamate Pizie o Sibille, donde il termine "sibillino", cioè oscuro, misterioso. Ciò che diceva l'Oracolo era considerato di indubbia verità e gli eventuali "ordini" che impartiva dovevano essere puntualmente eseguiti. Di qui, per l'appunto, l'uso figurato e spesso ironico  della locuzione: ha parlato l'oracolo, non contradditelo!

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Appena - avverbio e congiunzione che riguarda un'azione già compiuta e conclusa. È scorretto, o per lo meno improprio, l'uso  con un futuro semplice perché l'azione ancora non è stata compiuta. Non diremo, per esempio:  "Ti telefonerò *appena arriverò"  ma "ti telefonerò quando arriverò".

venerdì 9 ottobre 2015

Fare la pacchia






«Sbrigati, alzati, la pacchia è finita», urlò il padre al figlio. «Finalmente anche tu conoscerai i sacrifici da affrontare per guadagnarsi un "tozzo di pane"». "Fare la pacchia", cioè godersi la vita senza alcun pensiero; aver trovato il modo di vivere bene, di mangiare e bere senza lavorare.  Quest'espressione è tratta dal mondo animale. La "pacchia", dal latino "pabula", plurale di "pabulum" (pascolo), indicava - un tempo - la pastura per gli animali. Questi, infatti, hanno la loro "pacchia": mangiano e bevono senza lavorare. Da pacchia è stato coniato il verbo denominale "spacchiare" (non attestato in tutti i vocabolari), come si può leggere nel Tommaseo-Bellini:

V. n. pass. Mangiar con piacere o abbondantemente checchessia. (Man.) – Rammenta Pabulum, e il gr. Παχὺς, grasso, pingue.
2. [Val.] Spacchiarsela. Passarsela, Godersela. Fag. Rim. 6. 212. Al mormorio d'un fonte… M'addormento la state, e me la spacchio. E 6. 240. Cantar lo lascia a ufo, e se la spacchia. [G.M.] E altrove: Egli intanto se la spacchia, E fa ognor pompa solenne.
[G.M.] Per estens. Sono stato a sentire la Semiramide di Rossini, e mi ci sono proprio spacchiato (me la son goduta).


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La parola proposta, che prendiamo dal Treccani in rete, è: spigonara.

giovedì 8 ottobre 2015

Gli «accattapane» o gli «accattapani»?

Sí, saremo colpiti dagli strali dei lessicografi e dei linguisti "ufficiali" perché quanto stiamo per scrivere contraddice quanto riporta la quasi totalità (?) dei vocabolari dell'uso, vale a dire l'invariabilità del sostantivo "accattapane". A nostro modo di vedere, invece, questo sostantivo si pluralizza normalmente perché appartiene alla schiera dei nomi composti formati con una voce verbale e un sostantivo maschile singolare. I nomi cosí composti, dunque, prendono la normale desinenza del plurale: passaporto / passaporti; parafango / parafanghi; accattapane / accattapani. Resterà invariato solo se riferito a un femminile: Lorella e Vanessa sono proprio delle accattapane. Ma: Luigi e Giuseppe sono degli accattapani. Il dizionario Tommaseo-Bellini sembra darci ragione. La forma plurale, accattapani, si trova anche in alcune pubblicazioni ottocentesche.

mercoledì 7 ottobre 2015

I verbi in "-arre", "-orre" e "-urre"

Come imparammo a suo tempo, a scuola, i verbi italiani si dividono in tre coniugazioni. Appartengono alla prima i verbi il cui infinito presente finisce in "-are" (amare); alla seconda quelli il cui infinito finisce in "-ere" (credere); alla terza, infine, i verbi che terminano in "-ire" (sentire). Alcuni, però, hanno una terminazione particolare in quanto si discosta da quella delle tre coniugazioni;  sono i verbi il cui infinito presente finisce in "-arre", "-orre" e "-urre".  Tra questi i piú comuni sono "trarre", "porre" e "condurre".  Come classificarli, dunque? A quale coniugazione appartengono? Tutti e tre alla seconda perché sono le forme contratte del latino "tràhere" (trarre), "pònere" (porre) e "condúcere" (condurre). A questi bisogna aggiungere "fare" e "dire" - entrambi appartenenti alla seconda coniugazione, nonostante qualche gramuffastronzolo (grammatico saccente) dissenta - perché anch'essi sono le forme sincopate dei verbi latini "facere" e "dicere". Qualche osservazione, ora, sui verbi (sempre della seconda coniugazione) "tacere", "piacere" e "giacere".  I suddetti verbi, dunque, presentano una particolarità che la maggior parte delle grammatiche non riportano: il raddoppiamento della consonante "c" - nonostante il tema o radice ne contenga una sola - in alcune voci del congiuntivo e dell'indicativo. Perché, dunque, questo raddoppiamento improprio? La motivazione è "storica" e va ricercata nel fatto che il nostro idioma è un "miscuglio" di dialetti. La prima persona plurale del presente indicativo e congiuntivo di 'tacere' (ma anche di 'giacere' e 'piacere') - noi tacciamo - ha subíto l'influenza del dialetto meridionale che - al contrario di quello settentrionale, veneto in particolare - tende al raddoppiamento delle consonanti. Si dica e si scriva, dunque, noi 'tacciamo' nell'accezione di "fare silenzio", nessuno potrà essere 'tacciato' (accusato) di ignoranza linguistica, anzi...

martedì 6 ottobre 2015

La gravedine e l'euneirofrenia


La parola proposta da questo portale: gravedine (non attestata nei vocabolari dell'uso). Sostantivo femminile: raffreddore con sgocciolamento di naso.
E quella segnalata da "unaparolaalgiorno.it"
 (di formazione ibrida, per la verità): euneirofrenia.

lunedì 5 ottobre 2015

La paffa

La parola (non attestata nei vocabolari dell'uso) che proponiamo è: paffa (minestra). Di qui paffuto. In senso figurato "fa la paffa" colui che conduce una vita agiata e oziosa.


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Comma e capoverso 

I due termini non sono sinonimi, come erroneamente si crede. E i vocabolari non aiutano. La spiegazione più chiara viene dal vocabolario della Treccani che riportiamo fedelmente. Alla voce comma leggiamo: “Ognuna delle suddivisioni di un articolo di legge, rappresentata tipograficamente da un accapo, in modo che il primo comma corrisponde al ‘principio’, il secondo comma al ‘primo capoverso’ e così via”. Al lemma capoverso si legge: “Nelle citazioni di leggi, regolamenti, contratti ecc. si chiamano primo, secondo, terzo capoverso e così via le suddivisioni dell’articolo corrispondenti rispettivamente al secondo, terzo, quarto comma, spettando al primo comma il nome di principio.

sabato 3 ottobre 2015

L'italiano dell' «eredità» (il programma televisivo della RAI)

Sarebbe bene che gli autori della trasmissione televisiva "L'eredità" ripassassero (o studiassero?) un po' la grammatica della lingua italiana. Per costoro il femminile di deputato è tanto "deputata" quanto "deputatessa" e il femminile di possessore è solo "posseditrice". No, amici, le cose non stanno proprio cosí. Andiamo con ordine. Il femminile corretto di deputato è solo "deputata". La forma in "-tessa" è ironica o spregiativa, come fanno notare i linguisti Valeria Della Valle e Giuseppe Patota ("Viva la grammatica!", pag. 69).  Dello stesso avviso, se non cadiamo in errore, è l' Accademia della Crusca. Quanto al femminile di possessore esiste anche "possessora", di uso raro, ma non per questo errato. Vediamo se qualche gramuffastronzolo* ci smentirà. Va da sé che il plurale sarà (le)"posseditrici" / (le) "possessore". 

* Si veda anche qui.

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La parola proposta da questo portale è: estroplegia.

venerdì 2 ottobre 2015

La «pulcina»





Da "Domande e risposte" del vocabolario Treccani in rete:




Esiste il femminile di "pulcino"? Devo utilizzarlo in un breve articolo, ma temo che sia errato, scrivere "pulcina" se non in contesto informale.
 


Non esiste, ahimè: atto di secolare omissione della sessualità *pulcina. Così, in merito, finora, funziona la nostra lingua, assegnando il maschile grammaticale al sesso di qualunque gallinaceo sortito dall'uovo e nelle prime settimane di vita.
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Sí, effettivamente la nostra lingua non prevede un femminile "pulcina";  i vocabolari, infatti, non lo attestano. Però si potrebbe prendere in considerazione e adoperarlo per cristallizzare nell'uso questa forma "abusiva", tanto piú che si trova in numerose pubblicazioni, di oggi e di ieri, ma soprattutto nel vocabolario della Crusca. Da pulcino, insomma, si può avere benissimo "pulcina", come da cavallo si ha "cavalla", da gatto "gatta", da lupo "lupa" e via dicendo.

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La parola proposta da questo portale: trozzo. Sostantivo maschile, indica un gruppo di gente armata con fini sediziosi. Dal Tommaseo-Bellini: «S. m. Quantità di gente armata, e raccolta in truppa per lo più a motivo di sedizione. Lo traggono dal celt. gall. Trus, Radunare, Raccogliere. Cors. Stor. Mess. 273. (M.) Cosa assai facile il disfar quel trozzo di gente armata che tenevano… ».

giovedì 1 ottobre 2015

Serpente di mare (essere un)

Quest'espressione dovrebbe esser nota a tutti coloro che si occupano d'informazione, soprattutto ai giornalisti. La locuzione, infatti, sta a indicare - come si può intuire - una notizia falsa, completamente inventata che, però, ha tutta l' «aria della verità». Il modo di dire, adoperato ovviamente in senso figurato, si rifà al nome generico di "serpenti di mare" dato a leggendari animali marini dall'aspetto orribile, mostruoso, piú simili ai draghi che ai serpenti. Di qui, appunto, l'espressione giornalistica per definire una notizia sensazionale, ma che alla verifica si rivela del tutto inventata.

 

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 Rendere conto – locuzione verbale che si costruisce con la preposizione di non con la congiunzione che (anche se in uso): mi rendo conto di avere esagerato, non che ho esagerato. Quando non è possibile questa costruzione per motivi  “fonici” si ricorra all’espressione “rendersi conto del fatto che”: mi rendo conto del fatto che la situazione è complessa.