mercoledì 28 maggio 2014

Mangiare un pollo alla Marengo

Ciò che avete appena letto non è un modo di dire, è interessante, però, conoscerne la storia. Chissà quanti amici lettori, amanti della buona cucina, hanno spesso assaporato un pollo cosí chiamato, anzi... cucinato, senza sapere che ciò che stavano gustando era un piatto partorito dalla Storia. Ma andiamo con ordine. Tutti sappiamo che cos'è il marengo. Se non altro basta aprire un vocabolario e leggere: antica moneta d'oro da venti franchi. Questa moneta fu fatta coniare da Napoleone in seguito alla vittoria riportata sugli Austriaci il 14 giugno 1800 nei pressi di Marengo*, vicino ad Alessandria. E il pollo che c'entra? È presto detto. Si narra che in quella storica giornata i cuochi militari dell'armata napoleonica, per festeggiare la vittoria, prepararono alla bell'e meglio un pollo cucinato con vino bianco, aglio, uova, funghi e pomodori. Il piatto piacque moltissimo all'imperatore, che volle fosse chiamato, appunto, "pollo alla Marengo" affinchè i posteri, mangiandolo, ricordassero quello storico avvenimento.

* Battaglia di Marengo.
 
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Alcune osservazioni sull’uso corretto di “dietro” che ha molteplici funzioni e che non tutti conoscono. Cominciamo con quella veramente sconosciuta ai piú: la funzione aggettivale. Naturalmente si tratta di una forma impropria di aggettivo e in quanto tale il vocabolo in oggetto resta invariato tanto riferito a un sostantivo femminile quanto a un sostantivo plurale: il sedile ‘dietro’; la casa ‘dietro’; i finestrini ‘dietro’.

Come preposizione impropria vale “nella parte posteriore”; “al di là di un’altra cosa” e si unisce direttamente al nome che segue: dietro la casa; dietro la piazza. Alcuni preferiscono accompagnarlo con la preposizione (semplice o articolata) “a”: dietro ‘alla’ facciata; dietro ‘al’ mobile. Riteniamo, questo, un uso non molto corretto e, quindi, da evitare in buona lingua italiana. Dietro è di per sé una preposizione, sebbene impropria, per quale motivo (grammaticale) farlo seguire da un’altra preposizione? È obbligatoria, invece, la preposizione “di” quando dietro è seguito da un pronome personale: dietro ‘di’ voi; dietro ‘di’ loro. Quest’ultima preposizione (di) si tramuta in ‘a’, però, quando è espresso un concetto di moto a luogo (reale ofigurato): andava sempre dietro ‘a’ lei; correva sempre dietro ‘alla’ moda. In funzione avverbiale dietro significa “nella parte posteriore” e spesso è accompagnato con altri avverbi di luogo o preceduto dalla preposizione ‘di’: sedeva dietro o ‘di’ dietro, vale a dire “nella parte posteriore”. E, sempre come avverbio, può assumere un valore temporale con il significato di “dopo”: ha commesso un errore ‘dietro’ l’altro.Concludiamo queste “due parole, due” riportando quanto dice in proposito l’illustre linguista, ormai scomparso, Aldo Gabrielli, un “padre” della lingua:

“Con ‘dietro’ si costruiscono numerose locuzioni scorrette che è necessario evitare; non si dica ‘dietro sua domanda’ ma ‘a sua domanda’; ‘dietro consegna’ ma ‘alla consegna’; ‘dietro versamento’ ma ‘contro versamento’, ‘all’atto del versamento’; ‘dietro il vostro intervento’ ma ‘per il vostro intervento’; ‘dietro la vostra assicurazione’ ma ‘dopo la vostra assicurazione’ (…)”.

E tante altre ancora che omettiamo per non tediarvi oltre misura.

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